Lo spirito di famiglia

Per un bambino di tre anni la scuola dell’Infanzia costituisce la prima sperimentazione simulata e protetta di quello che sarà il suo successivo inserimento in situazioni sociali più allargate e complesse; una sorta di “prima prova sociale” che, oltre a coinvolgerlo in prima persona, coinvolgerà, di conseguenza, tutta la sua famiglia.

Infatti, quando un bambino entra nella scuola ha già una sua storia personale connotata dal clima relazionale respirato nel suo ambiente familiare e costellata da eventi ed esperienze individuali (per esempio l’aver o meno frequentato l’asilo nido).

La scuola quindi, non accoglie solo il bambino che la frequenta, ma anche la relazione che quest’ultimo ha con i propri genitori e con la propria famiglia di origine (famiglie native di Fusignano, famiglie miste o straniere, famiglie costituite da un genitore nato in città e l’altro nato in altra un’altra regione, nuclei conviventi con la famiglia di uno dei due genitori, famiglie monoparentali, …); una relazione fatta di abitudini, di usi, di costumi e di tradizioni culturali.

La scuola, credendo fondamentale la continuità educativa con la famiglia, svolge un ruolo di mediazione tra il vissuto spontaneo delle esperienze del bambino ed i contenuti simbolici della sua cultura di appartenenza.





Se la scuola materna è già di per sé un ambiente che facilita gli scambi e le relazioni, la capacità di comunicare e di ascoltare è un’arte che prevede la conquista di abilità che vanno costruite e continuamente esercitate. Non si tratta solo di competenze puramente linguistiche, ma soprattutto della comprensione e della capacità di agire le regole del gioco comunicativo: la disponibilità emotiva, cioè la capacità di cogliere opinioni diverse dalle proprie; la capacità di assumere provvisoriamente il punto di vista dell’altro, senza barricarsi dietro atteggiamenti aggressivi o difensivi; il saper utilizzare il linguaggio che l’altro meglio può comprendere.

Per una pedagogia narrativa